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Valutazione oro usato: meno “superstime” più serietà

shutterstock_32755282In tempi di crisi e anche di supervalutazioni immotivate e poco chiare, avere un’idea sui criteri di valutazione dell’oro e, in particolare dell’oro usato, è importantissimo. E questo non solo per vendere e rivolgersi ai “compro oro” (tenendo sempre presente che è meglio orientarsi verso oreficerie di prestigio), ma anche perché potrebbe essere necessario stimare e far stimare i preziosi per farli assicurare.

I fattori che contribuiscono alla valutazione dell’oro e di un gioiello in oro sono diversi: variabili fondamentali sono il peso e la purezza del metallo prezioso, che vengono espresse in carati (la cui sigla può essere kt o, più comunemente, k). Il carato quindi è un’unità di misura che indica la massa dei materiali preziosi, pari a 0,2 grammi, oppure la loro purezza nelle leghe auree.

Per quanto riguarda le leghe d’oro, un carato equivale ad una parte d’oro su un totale di 24 parti di metallo che compongono la lega. L’oro più puro (praticamente mai utilizzato in gioielleria perché troppo “tenero” per essere lavorato) è dunque a 24 carati (24 parti d’oro “fino” su 24 totali) e si designa con la sigla 24k. La diffusa dicitura “18 carati”, ad esempio, indica che la lega è formata da 18 parti d’oro fino, e da 6 parti di altri metalli. Un altro modo di esprimere la purezza dell’oro in gioielleria è in millesimi: 18k sono pari a 18/24 a loro volta pari a 750 millesimi.

Leghe con oro a 20 -22k sono utilizzate prevalentemente nel mondo arabo, quelle a 18k soprattutto nella grande tradizione orafa italiana, mentre leghe a 14k (585 millesimi) e anche 9k (375 millesimi) sono tipiche delle lavorazioni nordeuropee ma hanno recentemente preso piede anche in Italia.

Il prezzo dell’oro puro ha un riferimento internazionale (per l’Italia è Londra) sempre verificabile. Il prezzo dell’oggetto viene inoltre abitualmente caricato del costo della manifattura, del ricarico del commerciante e dell’IVA.Nel dubbio è sempre bene chiedere un attestato di garanzia da cui si evinca la caratura, identificabile anche dalla punzonatura che quasi sempre riporta i millesimi di purezza.

Oro usato: l’importanza della trasparenza e dell’onestà

Per quanto concerne l’oro usato, un’altra variabile importante è l’età: un oro particolarmente antico potrebbe essere più prezioso. Ma se il metallo è rotto, graffiato o con incisioni di scarsa rilevanza il valore ne può risentire. Fattori invece che possono aumentarne il pregio sono la fattura, la realizzazione da parte di un marchio prestigioso o la presenza di pietre preziose incastonate. La migliore valutazione può quindi essere effettuata da un gioielliere o, nel caso di manufatti particolarmente datati, da un antiquario.

Nel ritiro dell’oro usato senza particolari caratteristiche di pregio, il valore di riferimento è sempre la quotazione del giorno, decurtata di uno spread (come il denaro – lettera nelle valute). L’iva non va calcolata, la manifattura non viene calcolata, e conta solo il valore dell’oro puro contenuto nell’oggetto usato – rottame, meno una commissione di chi ritira.

Sarà bene dunque diffidare di chi propone valutazioni inferiori alla quotazione giornaliera, ma anche, nel caso di operazioni permuta, anche di chi fornisce stime superiori, perché sicuramente l’operatore cercherà di rientrare della perdita sopravvalutando l’eventuale oggetto che offrirà in cambio.